Siamo in grado di contrapporre non tanto una “politica” diversa, ma in primo luogo un immaginario diverso, voglio dire egualmente forte, suggestivo, potente (tutto ciò potrebbe essere letto come un cedimento alla presente società-spettacolo, ma da sempre la politica si nutre, legittimamente, di emotività e immaginario: Kennedy dovette “spettacolarizzare” la cosa più noiosa del mondo, la democrazia, e infatti si inventò la Nuova Frontiera). Forme di lotta più immaginative e imprevedibili, tecniche di guerriglia non violente, provocazioni creative e sperimentali, etc. Che so, anche giocando un po’ su certe accuse, aprire il prossimo corteo con 50 pecore (e ovviamente un pastore rumeno o albanese in testa), organizzare blitz ovunque, in bar e luoghi pubblici, diffondendo false notizie e, come faceva il “Male”, stampando false prime pagine di quotidiani (tipo l’Italia uscita dall’euro, con tutte le conseguenze), o sdraiarsi a oltranza paralizzando la città, come facevano Bertrand Russell e Aldo Capitini negli anni ’50, all’epoca molto più estremisti di qualsiasi militante comunista. Insomma: un riformismo non-violento che esibisca per intero la sua anima radicale.
Ecco, anche riallacciandomi al commento di Orwell, dobbiamo riuscire a immaginare un pacifismo “epico”, fatto di eroici pacifisti di stagno, che sostituisca al furgone incendiato qualcosa di sorprendente, di vitale, di poetico, di altrettanto eclatante…

Diversamente epici – Nazione Indiana

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